<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> PUGLIA IN - Condizioni
 
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Alcune utili informazioni per chi desidera trascorrere le prossime vacanze al mare in Puglia, per conoscere le caratteristiche del territorio, le proposte dell'entroterra, i segreti di una regione paesaggisticamente straordinaria, dove non mancano spunti per gli appassionati di arte, storia e cultura.
Grazie all'ampia proposta ricettiva - fatta di hotel, residence, appartamenti e campeggi in Salento - è possibile trovare la sistemazione più comoda e conveniente per approfittare al meglio delle proposte messe a disposizione dal territorio.

IL PAESAGGIO PUGLIESE
La Puglia, la cui superficie è di 19.347 km., con una popolazione di 4.068.167, è fra le regioni d’Italia più predisposta nei riguardi del popolamento, essendo una regione aperta alle invasioni per via mare e con caratteri estremamente favorevoli, sin dai tempi più antichi, agli insediamenti umani.
L’ importanza avuta dal mare nella vita economica non dipende tanto dalla morfologia del suo litorale, quanto dalla posizione geografica della Puglia e dalle stesse attitudini dei pugliesi a costruire porti e a promuovere e mantenere il commercio marittimo.
Le caratteristiche fisiche della regione, dominata da aree pianeggianti e collinari, la relativa uniformità dell’idrografia sia superfiale che sotterranea e del clima, conferiscono alla regione una propria individualità. Terra  antica e storicamente selvaggia, dalle intricate foreste e a strapiombo sul mare, la Puglia ha numerosi anfratti, insenature e porti naturali. Anticamente l’area era ricoperta da foreste di querce, dove lo stesso Federico II si dilettava nel praticare la caccia con il falcone: numerose le varietà di querce, come la vallonea, il farnetto, la quercia spinosa e molti erano gli animali che vi vivevano, fra cui lupi, cervi caprioli e cinghiali e altre specie oggi completamente scomparse.

 

L’APPENNINO DAUNO

Una delle poche zone  montagnose della Puglia si trova ai confini con la Campania ed è costituita dal Subappennino pugliese o dauno, nel quale si erge la cima più alta di tutta la regione, il monte Cornacchia, alto 1151 metri. Chiamato anche Appennino della Capitanata, il cui nome deriva dalla presenza dei catapani, i governatori bizantini, ha numerosi boschi di querce e faggi, in un caratteristico paesaggio con paesi arroccati sulle colline o disposti lungo il fiume Fortore.

IL GARGANO

Nel territorio della provincia di Foggia troviamo la penisola del Gargano, ricoperta da rilievi che per la maggior parte non superano i 1000 metri. L’aspetto montagnoso del Gargano dipende, più che dalla sua altezza, dal suo isolamento rispetto al resto della regione e dal fatto che i suoi fianchi scendono ripidi sul mare e sulla pianura circostante. Nel Gargano si possono ammirare i diversi paesaggi che caratterizzano la Puglia: dall’altopiano carsico, alle numerose grotte, agli stagni di Lesina e Varano, alle foreste. L’estensione di quest’ultime oggi è notevolmente ridotta rispetto al passato, ma è un’importante riserva verde, ricca di piante tipiche della vegetazione mediterranea come il pino d’Aleppo e le querce e nelle zone più alte faggi, castagni e cerri.

IL TAVOLIERE

Il Tavoliere è la più vasta zona pianeggiante della Puglia ed è situata a sud del Gargano, con un’estensione di 3000 km quadrati. Usato da sempre per il pascolo del bestiame, con il passare dei secoli è stato trasformato in terreno destinato anche alle coltivazioni, perdendo quella sua originaria destinazione di luogo preposto allo stanziamento di greggi provenienti anche dalle vicine zone del Molise e dell’Abruzzo, attraverso i tratturi, piccoli sentieri usati per il passaggio degli animali.

LA MURGIA

La zona collinosa della Puglia occupa tutta la sua parte centrale, conferendo alla regione una delle sue maggiori caratteristiche geografiche.
Il termine Murge indica l’altopiano di rocce calcaree compreso tra i 150 e 450 metri di altezza, a forma di grande tavolato, che si estende lungo quasi tutta la regione. Si distinguono le Murge di nord-ovest e le Murge di sud-est, tra loro collegate dalla depressione di Gioia del Colle. Le prime sono più alte, scendono con un leggero pendio verso l’Adriatico e più velocemente verso lo Ionio. In questa parte delle Murge la popolazione vive raggruppata in grossi agglomerati agricoli, mentre vaste zone  interne sono disabitate.  Le Murge di sud-est sono invece più basse, la popolazione è distribuita in modo più sparso in centri agricoli in cui le case contadine hanno la tipica forma a cono che ha dato luogo al singolare paesaggio dei trulli.
Il paesaggio delle Murge è tipicamente carsico, simile ad aree desertiche e tale aspetto è dovuto  non a fenomeni naturali, ma all'azione millenaria dell'uomo e dalla pressione del pascolo. Nei secoli passati, infatti, c'erano estensioni boschive, oggi invece l'ambiente prevalente è quello della steppa, caratterizzato da estensioni di rocce e pietre, disseminate da  erbe ed arbusti.
Questo paesaggio aspro e difficile è ravvivato dai colori di numerose piante, per esempio l'asfodelo e le delicate orchidee selvatiche, in un ambiente  ricco di vita animale.
In questo paesaggio si situano le Gravine profonde incisioni nelle rocce, che formano dei  canyons scavati nell’altopiano delle Murge.
La superficie delle Murge è tutta ricoperta, se non è intervenuta l’opera dell’uomo, da frammenti di roccia di ogni forma e grandezza, derivato dallo sgretolamento degli strati superficiali, operato dagli agenti atmosferici. Quelle stesse pietre da tempo immemorabile sono state utili all’uomo, che con esse ha costruito strade, case, specchie di avvistamento, casedde che ricordano i nuraghi della Sardegna, muretti a secco, depositi per attrezzi.

LE GRAVINE

L’area delle gravine è ricca di bellezze storiche, naturali ed artistiche. Si tratta di profonde incisioni, molto strette, che possono raggiungere una lunghezza superiore ai 10 Km e le cui pareti sono molto ripide e scoscese, quasi completamente verticali, a volte alte sino a 200 metri. Spesso si formano anche dei ristagni d'acqua sul fondo delle incisioni, attorno ai quali gravitano animali ed uccelli. Le gravine per molte specie animali e vegetali rappresentano un rifugio in cui sono rimaste isolate da tutto l’ambiente circostante che invece è mutato notevolmente nel corso dei secoli, soprattutto per motivi legati all’azione dell’uomo. Le gravine sono anche una importante fonte di testimonianze storiche, in quanto custodiscono insediamenti umani realizzati in un periodo della storia che va dal Neolitico sino a tutto il Medioevo e, in qualche caso sino all'età moderna. L’origine di queste formazioni naturali risale a circa 150 milioni di anni fa quando i movimenti della crosta terrestre crearono un abbassamento del mare dando origine alla terra di Puglia. Immense distese d'acqua scesero impetuosamente dall'altopiano delle Murge fino al mare, scavando e modellando il calcare, entrando nelle fratture della rocce e creando dei fiumi sotterranei che continuavano l’erosione. L’acqua nel suo passaggio ha trascinato ciottoli e massi che, spinti contro le pareti rocciose, le sgretolavano formando profonde cavità. Una volta ritornata in superficie l'acqua depositava quei frammenti che, solidificandosi fra di loro, diedero poi origine alle meno dure rocce calcarenitiche di gravina, rocce comunemente dette tufi.
Fenomeni sismici e azione erosiva degli agenti atmosferici hanno poi permesso l’allargamento di queste fessure che nel tempo sono diventate grave o gravina, circa 60 milioni di anni fa. Sulle pareti rocciose sono disseminate piante e arbusti, essenze aromatiche, cespugli tipici della macchia mediterranea.
Particolare è il microclima che viene a crearsi, poiché nelle parti più interne si ha un'inversione termica, per cui la temperatura è sempre più calda d'inverno e più fresca d'estate, creando quindi le condizioni ideali per piante e animali.
La storia del popolamento del territorio è stata determinata proprio dalla presenza di questo ambiente particolare e numerose tracce di insediamenti archeologici testimoniano che le gravine furono frequentate dall'uomo fin dalla preistoria. Nel Medioevo all’interno delle grotte si formò la cosiddetta civiltà rupestre con interi villaggi scavati nelle rocce e cripte sacre dalle pareti affrescate. La vicinanza delle gravine ha favorito la nascita di numerosi insediamenti umani come , Gravina di Puglia, Castellaneta, Laterza i cui nuclei abitativi originari si sono creati ai margini di queste incisioni naturali che erano per le popolazioni  una valida difesa naturale.
Nell'arco ionico, davanti al Golfo di Taranto, ci sono le gravine più grandi e più belle della Puglia, in quella che si può definire la regione delle gravine, che si estende da Matera fino a Grottaglie, nel territorio dei comuni di Ginosa, Laterza, Castellaneta, Mottola, Massafra.

LA CIVILTA' RUPESTRE DELLE GRAVINE

Le gravine hanno favorito fin dai secoli più antichi gli insediamenti rupestri, ossia quegli gli a. Con la definizione di civiltà rupestre, però, si indica un particolare momento storico di questo fenomeno, insediativi, ossia quello sviluppatosi nel corso del Medioevo. La Puglia, infatti, nel periodo compreso il V e il X sec. attraversò una forte decadenza politica ed economica, soprattutto a causa dei numerosi attacchi da parte di  diverse popolazioni straniere, come  i Goti, i Longobardi e i Saraceni. Le popolazioni locali, quindi, furono costrette a cercare rifugio negli anfratti delle tante gravine del territorio, luoghi non facilmente visibili e di difficile accesso. Negli stessi luoghi trovarono ricovero anche molti monaci greci, giunti dall'Oriente, a partire dall'VIII sec., per sfuggire alla lotta iconoclasta di Leone III Isaurico. Il periodo di massima espansione della civiltà rupestre si ebbe tra il X e l'XI secolo, quando la relativa stabilità politica e la ripresa economica e sociale diedero un particolare impulso agli insediamenti in grotta, per poi perdere interesse intorno al XIII secolo a causa dei cambiamenti sociali che ebbero luogo. Il fenomeno della civiltà rupestre ha interessato tutta la Puglia e in parte anche la Basilicata e certamente è stato favorito anche da considerazioni di carattere economico, visto che scavare un’abitazione nella roccia era di sicuro meno costoso che costruirne una in modo tradizionale. In questo modo, invece, si sfruttavano le particolarità del territorio  pugliese, caratterizzato da lame, gravine e altre tipiche formazioni carsiche, con maggiori garanzie di stabilità e di durata nel tempo rispetto alle altre.
Numerose furono poi le chiese scavate nelle pietre con affreschi e iscrizioni, a testimonianza di quale funzione educativa esse avessero sugli abitanti del villaggio: vivere negli insediamenti rupestri era infatti frutto di una libera scelta e chi sceglieva tale tipologia abitativa non rimaneva escluso dall’ambiente circostante e continuava a fare parte della vita sociale e culturale del paese. Sono ipotizzati tre motivi diversi per la nascita di queste chiese rupestri: alcune sono state realizzate dai monaci arrivati dall’Oriente, altre sono state realizzate dagli stessi proprietari terrieri come luoghi di culto per i contadini alle loro dipendenze, altre ancora sono state scavate autonomamente dai contadini per motivi devozionali e come luogo di culto.
Per quanto riguarda la struttura degli insediamenti è per lo più la stessa: le abitazioni, infatti,  sono scavate lungo i costoni di roccia, mentre nelle vicinanze si estendono le coltivazioni. In alcuni casi è possibile ancora notare la chiesa, la strada, il canale per la raccolta delle acque, i pozzi, le scale per raggiungere le zone soprastanti, la zona cimiteriale.

L’ARCO IONICO

L’Arco Ionico Tarantino si estende lungo la fascia costiera che va dalle Murge fino al Salento e quindi da Santa Maria di Leuca fino a Taranto, passando per Gallipoli. Differentemente da molte altre zone pugliesi il  terreno è poco calcareo, utilizzato dai secoli più antichi per il pascolo delle greggi. L’area  ionica alterna paesaggi con cordoni dunari ricoperti dalla vegetazione tipica della macchia mediterranea, in cui hanno trovato terreno privilegiato specie vegetali come il pino marittimo ed il leccio, con  zone fortemente antropizzate in cui si trovano estese  coltivazioni, soprattutto  agrumeti, vigneti e oliveti.
IL SALENTO
In epoche passate il Salento comprendeva il territorio delle attuali province di Lecce, Brindisi e Taranto, mentre oggi con tale denominazione si indica una zona compresa tra Ostuni e Santa Maria di Leuca, bagnata dall’Adriatico e dallo Ionio. L’area è pianeggiante, intervallata da leggere alture sassose, denominate Murge salentine, che nella parte più meridionale prendono il nome di Serre. In tutto il territorio troviamo rocce di tipo calcareo, usate da sempre come lastrico per le strade e per le facciate di chiese e palazzi. La costa sul versante adriatico è meno antropizzata e per un lungo tratto a strapiombo, mentre sul versante ionico l’antropizzazione è maggiore, con numerosi villaggi e residence. All’interno costruzioni megalitiche e monumenti preistorici, quali dolmen e menhir testimoniano un passato ricco di fascino e ancora per certi versi misterioso. I primi a occupare la zona, secondo la leggenda furono i salentini, provenienti dal mare, al cui re, Sale, si deve proprio il toponimo Salento. I veri protagonisti del territorio naturale sono le immense distese di ulivi che caratterizzano il paesaggio, insieme a masserie, costruzioni in pietra e caverne rupestri.
GLI AMBIENTI COSTIERI.
La Puglia, lunga ben 784 km di costa, è la più orientale delle regioni italiane e vanta numerose tipologie di ambienti di notevole valore naturalistico, riconosciuti a livello nazionale e internazionale. Vi sono infatti ambienti costieri caratterizzati dalla presenza di litorali sabbiosi, cordoni dunari, litorali rocciosi, zone umide costiere. Le coste sono sabbiose a nord del Gargano, lungo il golfo di Manfredonia fin quasi a Barletta, e in parte lungo il golfo di Taranto. Sono invece prevalentemente rocciose da Barletta fino alle coste della penisola salentina, dove però non mancano ampi tratti sabbiosi. Le caratteristiche naturali e paesaggistiche di molte di queste aree ha determinato l’ottenimento della designazione di aree protette nazionali come per Torre Guaceto (Riserva naturale dello Stato e Area Marina protetta)  o la assegnazione della tipologia di aree protette regionali, come ad esempio i Laghi Alimini, l’isola di Sant'Andrea e il litorale di Punta Pizzo, la costa da Otranto a S. Maria di Leuca in provincia di Lecce, dove numerose sono le grotte e le caverne come la grotta della Zinzulusa e la grotta dei Cervi, la fascia costiera e il territorio di Polignano in provincia di Bari,  il tratto di costa da Torre Canne a Torre San Leonardo in provincia di Brindisi; la Salina e le dune di Torre Colimena in provincia di Taranto. Tra le isole pugliesi meritano di essere visitate le isole Trèmiti, a nord del Gargano, mentre nel golfo di Taranto si stagliano le isole Chèradi. Porti naturali, che sorgono cioè in profonde e riparate insenature del marre, sono solo Brindisi e Taranto, mentre gli altri porti, come Manfredonia, Barletta, Molfetta, Bari, Monopoli, Gallipoli, si sono sviluppati lungo il litorale roccioso, la dove la costa risulta intaccata dalla erosione delle acque provenienti dall’interno e dall’azione delle onde marine.

Le coste pugliesi, infine,  sono inoltre costellate da numerosi  torri di avvistamento, castelli e mura fortificate, imponenti strutture difensive costruite durante la dominazione di Angioini ed Aragonesi.
Numerosi ritrovamenti archeologici ritrovati lungo le coste, risalenti ad un periodo attribuibile al   paleolitico hanno documentato i segni di un popolamento antico e di intensi rapporti commerciali direttamente con il Mediterraneo Orientale, con il mondo greco e con quello il lirico, oltre che con le altre regioni italiane.

LE ZONE UMIDE

Le zone umide sono quegli ambienti che permanentemente o periodicamente presentano specchi di acqua naturali, o artificiali, con acqua dolce, salmastra o salata, molto importanti sotto il profilo naturalistico essendo dei complessi ecosistemi caratterizzati da un’alta biodiversità.
Nei secoli passati la fascia adriatica pugliese presentava numerose aree paludose ed acquitrinose, dovute alla concomitanza di diversi fattori di carattere geologico, morfologico e climatico, sebbene successivamente, soprattutto nel XX secolo, sia il pericolo di malaria che la necessità di ricavare nuove terre fertili favorì le opere di  bonifica che provocarono profondi cambiamenti del primario sistema naturale.
Le zone umide ormai sono ridotte a specchi isolati, anche se  negli ultimi anni è notevolmente cresciuto l’interesse nei loro confronti e vi siano diverse iniziative finalizzate alla loro tutela e valorizzazione, soprattutto dopo la ratifica di importanti convenzioni internazionali volte alla difesa di queste aree particolari e delle specie vegetali e faunistiche che in esse vivono o trovano temporaneo rifugio. Gli ambienti umidi costieri, fra i quali Torre Guaceto, in provincia di Brindisi sono caratterizzati da specie del tutto particolari tanto da costituire le ultime testimonianze di aree umide ben più vaste che un tempo occupavano la regione.
La loro peculiarità è dovuta al fatto che esse rappresentano aree di grande importanza, non solo  per varietà di habitat che racchiudono, ma anche per la posizione geografica a cavallo tra oriente e occidente, consentendo loro di avere un ruolo fondamentale come area di sosta, svernamento e riproduzione lungo le rotte migratorie dell’avifauna che attraversa il bacino del Mediterraneo.

L’DROGRAFIA

La Puglia ha un territorio molto particolare, povero di idrografia superficiale, ma con terreni fortemente permeabili che consentono l’assorbimento di gran parte delle acque piovane che  penetrano e scorrono nel sottosuolo. Le acque provenienti dalla superficie, a loro volta, se incontrano strati impermeabili si fermano, dando origine a bacini di acqua freatica, a falde poste a pochi metri di profondità. Questi bacini di acqua freatica hanno sempre avuto grande importanza per le popolazioni di vaste zone che vi hanno attinto l’acqua necessaria alla vita e alle coltivazioni dei campi e numerosi centri abitati pugliesi devono la loro ubicazione proprio alla presenza di acque del sottosuolo. Quando il terreno è permeabile, però, l’acqua scende fino a formare dei bacini, che danno origine alla cosiddetta falda carsica, da cui poi hanno origine dei piccoli torrenti che, una volta giunti fino costa, sfociano in mare.
L’acqua piovana, inoltre, penetra nel sottosuolo non solo attraverso le spaccature delle rocce, ma anche attraverso sprofondamenti del terreno che prendono il nome di voragini, grave, inghiottitoi, attraverso i quali l’acqua che precipita nel sottosuolo scorre dando origine a dei veri corsi d’acqua sotterranei. Il terreno viene quindi eroso in profondità, dando a gallerie e grotte di diversa forma e grandezza che, comunicanti anche tra di loro, formano un groviglio indecifrabile. Esempio importante di questa azione erosiva è dato dalle Grotte di Castellana, espressione millenaria del volto nascosto della Puglia, in cui il visitatore rimane sorpreso dalle sculture, dai virtuosi ricami che la natura ha saputo creare.

 

 
 
 
 
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